"Nel mondo stanno accadendo cose incredibili" diceva ad Ursula "A portata di mano, sull'altra riva del fiume, c'è ogni sorta di apparecchiatura magica, e noi continuiamo a vivere come gli asini"
Gabriel Garcìa Màrquez
(Cent'anni di Solitudine)

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Great Lake Swimmers
Lost Channels
[2009]


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"Se voi che possedete le cose necessarie alla gente riusciste a capire, potreste salvarvi. Se riusciste a separare le cause dagli effetti, sapere che Paine, Marx, Jefferson e Lenin erano effetti, non cause, potreste sopravvivere. Ma non potete capirlo, perché l'atto del possedere vi congela per sempre nell'Io, e vi esclude per sempre dal Noi."
John Steinbeck
(The Grapes of Wrath)
Traduzione di Wu Ming 1

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Fatabugiarda in Moon Woman II
Fatabugiarda in Moon Woman II

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giovedì, 03 settembre 2009

Moon Woman II

Guarda qui. I fiori che ancora galleggiano nella vasca, il fremito incerto delle candele sul davanzale e sul marmo davanti allo specchio, l'impressione che inizi a fare buio prima. La mezzaluna del tuo volto nella penombra con l'eco morbido della musica che ci raggiunge dall'altra stanza. La calma assoluta della casa con le finestre aperte e le tende lasciate a danzare la poesia della città che lentamente si lascia trascinare nella quiete serale.

Non è sul bordo di una vasca che voglio lasciarli, quei petali fragili. Ti giuro che avranno spazio e cure nel posto più sicuro. Anche quando fuori piove e in quei maledetti giorni in cui tira un vento che sembra voler buttare giu il mondo intero. Esiste un posto sicuro, al riparo, un posto in cui tutti i desideri e gli impegni più importanti possono stringersi in un abbraccio in grado di preservare cose come questa. E il resto se lo porti via il vento, o il tempo, o il mondo con le sue idee strane.

Ti giuro che farò qualsiasi cosa perché esista sempre un posto così. Col tuo nome sopra. Perché tu possa non preoccuparti mai del tempo, del vento e del freddo. Per la certezza delle cose che restano, mentre tutto il resto se ne va.


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elvis perkins

domenica, 05 luglio 2009

hey little rockstar

Il posto è sperduto, di quei posti fatti di troppe rotonde e poche persone, tutte invecchiate anche da giovani, sedute intorno al tavolo nel classico bar centrale. Si conoscono tutti e sanno che noi con quel posto non c'entriamo niente, proprio per questo sembrano riconoscere anche noi, che non siamo dei loro, e vai a capire chi diavolo siamo. C'è troppo sole, il palco è enorme e si restringe man mano che buttano sulle tavole l'attrezzatura. Le facce al bar sanno che dobbiamo suonare lì, stasera, oltre questo, nient'altro. S'incazzeranno di sicuro, quando scopriranno che non capiranno una parola, e a me già così viene da ridere. Lo so che tutto questo in fondo dovrebbe rendermi felice, eppure non mi vedi, e non immagini che pena, aspettare che passino le ore, che finisca tutto e si torni a casa. Le serate le riconosci subito, la piazza parla a gesti, e se l'età media è troppo alta i gesti sono chiari. E' che i posti mica vanno tutti bene, io al posto mio stasera mi vedo solo accanto a te, che sei via e non puoi essere qui. Guardo oltre il muro di luci e le distorsioni spinte a manetta, che a te non piacciono troppo, e mi dico che in fondo, tu sei anche un po' qui, dentro, mentre penso a come ritorni nelle cose che per me sono importanti.

Penso a come ci diamo la buonanotte quasi ogni notte, o al ritorno dai concerti preferiti, quando dopo aver divorato tutta la musica che c'era, ci resta la fame e ti preparo un cappuccino mentre ti infili sotto le lenzuola e aspetti come una bambina che ti porti la tazza e i cereali, che poi finiremo per spargere per tutto il letto - chi se ne frega, ma sì, domani spazzo io. Penso alla perfezione degli incastri di braccia e teste e cuori, spenta la luce, e a quello stremato "buonanotte", sospirato tra le carezze.

E' qui, che stai tu, nelle piccole certezze che appartengono ai giorni e una volta capito questo, posso anche alzare un po' il tiro, e buttare giù tutto questo palco, sommergerli tutti, soprattutto quelli che si domandano quando viene l'orchestra di liscio, non era oggi? - no, è domani. Ammazzarli con un misto di rumori, corde stirate e feedback. Ora si torna a casa, hey, hey, little rockstar. C'è la strada deserta, c'è il cd con le nostre canzoni preferite che mi hai lasciato per quando torno da solo di notte. C'è la luna tra le nuvole che corrono nere e i lampi all'orizzonte, lontani e silenziosi. Ci sei tu, che in fondo non manchi mai.

postato da latesky alle 01:05 | link | commenti (1)

okkervil river

domenica, 07 giugno 2009

the Hazards of Love

Tu siediti accanto a me e leggimi come se cercassi il significato di quello che sono oggi; scorri la mia definizione saltando i punti che vengono prima, i più diretti, i più ovvi; scarta le più vecchie e quelle ormai fuori tempo; salta i significati che non importano più; i giorni in cui ero qualcuno, in cui ero io, quelli trattienili appena, come l'idea misteriosa e stravgante di qualcosa; dimmi cosa trovi scritto nel senso dei giorni in cui io sono noi, se non è abbastanza scrivilo tu. Viola l'assoluta esattezza di ciò che è scritto già, con ondate di note a margine, spinte a mano sulla riva di ogni bordo utile.

Perché adesso quello che mi importa più di ogni cosa è l'anarchica certezza di questa assenza di margini non scritti; l'anomalia di lasciare che ogni pagina si estenda dietro le parole fino ad abbracciarle tutte. Quelle necessarie e quelle solo desiderate. Non mi importa il confine tra i giorni e i desideri, ora che entrambe sono l'unico quotidiano sogno che si lascia vivere, nascosto tra i minuti, e i momenti banali, e i casini. Non importa alcuna definizione, se tutto serve a descrivere questa strana e imprevedibile felicità che non ha regole, o tempi, o altri equilibri se non quello che troviamo quando uno scivola e l'altro lo afferra sempre. Sempre.



postato da latesky alle 19:37 | link | commenti

bill callahan

domenica, 19 aprile 2009

Beneath the Rose

Piove. Lo so, piove da far schifo, e nonostante tutto c'è un motivo anche per questo, forse è solo più nascosto. Io ho imparato che se la vita mi lascia l'opportunità di restare appollaiato sotto il riparo delicato di uno stelo fragile e incorporeo fatto di pensieri, solo per aspettare che smetta, e poi - senza errori, senza esitazioni - iniziare a scivolare su quello specchio infinito che è il mondo quando riflette le nuvole nelle pozzanghere, se mi lascia tutto questo, allora ci sarà sia modo che tempo di restare ancora innamorato di ogni piccola cosa, persino stupida, come questa. Se esiste la possibilità di imparare a vivere il tempo come rifugio di sicurezze - è vero, fragili - ma certe, e accogliere la pioggia come occasione, allora non smetterò mai di attendere pazientemente la fioritura di tutte le meraviglie che ci siamo seminati l'un l'altra dentro.

So che è così, lo leggo nei colori che mi piacciono e nella possibilità di scoprire che il mondo, al di là del modo in cui ci appare, è fatto di una sostanza e di una forma, che dipendono esclusivamente dalla nostra capacità di imparare a leggerlo in maniere diverse. So che se un giorno ci sembrerà scuro e grigio - come oggi, che piove e non smette - è solo perché il mondo, oggi, è di tanti colori diversi, e tra tanti, ci è sembrato così. Ma se lo guardiamo di nuovo domani, ci sembrerà differente, perché sarà diverso lui, o lo saremo noi. Perché lo sarà la nostra capacità di interpretare il mondo al di là della sua immagine. Perché il mondo, quello esiste a prescindere da tutto, e a prescindere da noi.

La nostra felcità, invece, io la cerco oggi, sotto questo riparo di erba che si piega delicatamente ad ogni goccia, e la scorgo dietro l'idea di venirti a cercare proprio sotto le rose che mi hai piantato dentro. E che confondono l'odore di terra con l'odore della vita che pretende di trovare un colore, una forma, un odore: il pretesto e l'occasione per manifestarsi. A prescindere da tutto.

on air: Micah P Hinson - Beneath the Rose

postato da latesky alle 15:29 | link | commenti (1)

micah p hinson

Mermaid Avenue

Ricominciare. Niente a che vedere con l'eccitazione delle cose all'inizio. Sembra un ritorno, e devo inventarmelo daccapo. Sapere con quali parole, da quali passi iniziare questa nuova voglia di raccontare. Sapere, soprattutto, cosa raccontare. Sembra logico, ma non lo è sempre: i propri desideri non hanno niente a che vedere con la chiarezza della logica, a volte. Sto bene, la mia vita è perfetta e non credo questo possa essere di qualche interesse. Perlomeno, io non lo troverei interessante.
Mi manca molto l'idea di sedermi e raccontare quello che incrocia i miei giorni, per quanto anche questo sicuramente non sia di alcun valore, mi piaceva quell'angolino tutto per i pensieri da condividere, e mi piace l'idea di riprendermelo.
Già vedo che non è esattamente quello che avevo in mente, come incipit, ma anche il precedente Late For the Sky iniziava in questo modo. Tanto vale lasciare alle coincidenze la capacità di svelare le abitudini. Oppure, forse è che ogni inizio vive della capacità di superare la seppur minima impasse del primo istante. E iniziare a correre verso una non ben precisa destinazione.

Mi piacciono gli inizi. Somigliano ai campi d'erba fresca e alta, in cui nessuno ancora ha disegnato la volontà di nessun tracciato. Mi piace l'idea di essere di nuovo lì al bordo, intento a scegliere la musica e le parole, prima di perdere il fiato a forza di correre. Ma senza un progetto: non serve un piano, non ora, non in questo caso.

on air: Billy Bragg and Wilco - California Stars

postato da latesky alle 15:02 | link | commenti (1)

wilco, billy bragg